Nascosti dietro un dito

L’aeroporto di Marrakech, raggiungibile con pochi euro grazie a Ryanair, è un gioiello di nuova fattura. Pulito con vetrate ampie, mosaici alle pareti, motivi stellatti alle finestre che giocano con la luce per ricreare la stella marocchina sul pavimento. Il nostro autista ci aspetta per portarci al Riad ( tipico hotel marocchino che si sviluppa a quadrato attorno ad un giardino o un cortile, ne consiglio la permanenza per l’esperienza pittoresca che si vive all’interno). Per le strade non sembra esista un codice apparente. Auto, bici, moto, tutti schivano tutto e passano come e quando vogliono da una parte all’altra della strada. Accolti con il classico whisky berber (the caldo) ci troviamo immersi in un altro mondo, fuori è tutto molto caotico mentre tra queste mura bianche candide ed un giardino fatto di mosaici colorati regna la pace.La piazza Jemaa el fna è la prima tappa. Reimmersi nel caos siamo continuamente aggrediti da persone che vogliono venderti qualunque cosa o che semplicemente vogliono soldi. Tutto questo spaventa il nostro gruppo che si sente poco protetto in questo caos. Veniamo subito coinvolti da indigeni a ballare suonando delle specie di nacchere. Errore. Vogliono soldi per 3 minuti di divertimento. Vediamo canti, balli, serpenti che si arrampicano sulle spalle degli incantatori intenti a suonare il flauto e scimmie con il pannollino ed il guinzaglio. Personaggi grotteschi che hanno come sfondo rumori, odori, sapori completamente nuovi per i nostri sensi. Un calderone di stranezza e curiosità.Cala il sole. Il tramonto oltre il minareto della Kutubiyya. Mi ritrovo solo a passeggiare di notte per le vie più anguste di questa città. Tutto si è fermato, niente sapori, rumori, odori o colori. Povertà e macerie. Esploro per ore la città in compagnia di un barbone in cerca di soldi. La reale tristezza di una povertà mascherata. E inizio a capire che in questo paese luoghi e persone si mescolano in questa dicotomia.

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