Deep throats

La mattina presto il sorgere del sole in questa rigogliosa e fredda vallata è magico a tal punto che non sembra di essere in Marocco. Ad eccezione dei tetti spioventi somiglia ad un paesino di montagna italiano. Ci troviamo nelle Gole del Dades dove l’acqua porta con sé le pietre e leviga quelle inamovibili ed attorno nascono floride oasi. “Dita di scimmia” è il nome con cui ci presentano una spettacolare formazione rocciosa ondulata e a cuscinetti sotto la quale scorre proprio il fiume Dades. Passeggiamo tra le culture caratteristiche del posto; uliveti, palmeti, qualche rosa. Questi luoghi nessuno aveva mai immaginato potessero esistere anche qui. Più avanti incontriamo uno strapiombo che mette i brividi e adrenalina, viene voglia di fare la strada in moto, intricata e piena di tornanti con un dislivello di centinaia di metri in forse un kilometro. Queste sono le spettacolari Gole del Todra. Giochiamo a fare gli esploratori passeggiando, scalando e sguazzando nell’acqua gelida e limpida del fiume. Qui le pareti rocciose alte centinaia di metri sono la cornice del cielo azzurro, si sentono le vertigini al contrario guardando dal basso verso l’alto i ripidi giganti rocciosi. Niente nuvole oggi, il sole ci accompagna intermittente nella camminata. Facciamo qualche tappa intermedia prima di giungere al deserto. Ci sfamiamo e compriamo qualche souvenir in cittadine di passaggio. Qui la vera povertà si vede. Nelle strade, negli occhi dei bambini seduti a guardarci, nelle bancarelle del mercato. Si vive alla giornata e non si contano i giorni. Nessuno però viene a chiederci soldi, anzi nei mercati si contratta con più calma e umanità. Sfrecciamo poi per il deserto nel deserto. Sono finite le montagne ed i fiumi, qui ci sono solo sabbia e roccia. E dromedari! Nel mezzo della strada troviamo un pozzo e dei dromedari intenti a bere, bellissimo, li abbiamo abbeverati e cavalcato un asino anche lui in libertà. Dai dromedari liberi a quelli del nostro accampamento che cavalchiamo tra le dune dell’Erg Chebbi. Fieri e sprezzanti della pendenza raggiungiamo una duna altissima per goderci un tramonto che smorza l’oro della sabbia e ci circonda in pochissimo tempo di buio e freddo, ma a guardare un poco all’insù si vede la spina dorsale del cielo. Le stelle, come mai prima, il cielo ora è un’altra cosa per me.

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