Bertucce, cani e un confine invalicabile

La notte fredda scorre velocemente nel deserto e l’alba esplode in tutta la sua bellezza. Lampi di luce ad est e scintillanti stelle a ovest, da vedere una volta nella vita. Rifiutiamo una secondo traversata del deserto con i dromedari, l’andata era già stata sufficiente. Un’ora a cavalcare è bello, nulla da dire, ma sorgono dei problemi non indifferenti soprattutto per i maschi. Questi animali sono abbastanza scomodi nonostante la sella. Sfrecciamo in direzione Fes e piano piano il paesaggio cambia. Timidamente qualche albero spunta mentre ci lasciamo alle spalle il deserto. L’Alto Atlante a ovest innevato ci fa compagnia. Iniziano le prime pianure, i primi laghetti. Dopo qualche centinaio di chilometri il paesaggio è completamente differente. Siamo ad Ifrane e qui le precipitazioni sono abbondanti a tal punto da avere la nomea di Svizzera africana. Le case a tetto spiovente, le strade ben curate, i negozi ordinati e puliti. Sembra proprio un paesino europeo. Ci lasciamo alle spalle la neve e giungiamo nelle foreste. La foresta dei Cedri di Azrou famosissima per le Bertucce che la popolano è una tappa obbligata in questo viaggio. Perfino un cartello stradale indica la posizione delle simpatiche scimmiette. Sono tantissime e interessate ad una sola cosa: cibo. Non sono da compagnia ma solo da avvicinare con le noccioline. In disparte se ne sta invece un branco di cani randagi denutriti. Ancora una volta tutto questo sembra solo una trappola per turisti in cui è facile smascherare la miseria di questi luoghi. Da un lato le scimmiette carine che tentano di strappare il cibo dalle mani dei visitatori, dall’altro cani abbandonati che aspettano di raccogliere le briciole. Dopo qualche ora giungiamo a Fes, caotica e popolosa. La sua strada principale è piena di polizia e ristornati turistici, al di fuori della zona strette vie poco illuminate che incutono timore. Ci spaventa il fatto che la polizia sia solo per quella strada come se fosse un limite invalicabile per essere sicuri e noi da bravi turisti il confine non lo superiamo. Chissà cosa si cela in quei vicoletti labirintici la sera.

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