Giorno 19 ” Il corontagio del corontagio”

Credevo di fare del bene a me, credevo di essere migliore, convinto che abbandonarmi e dare tutto agli altri fosse la strada giusta. Tempo, soldi, amici, ho sacrificato tutto, ho perso tutto. Alla fine ho perso tutti, compreso me.

Non so per quale motivo o per quale srano ed infimo meccanismo ero convinto che dedicare ogni risorsa ad una sola, singola persona fosse amore. Lo stesso che leggevo nei libri e che vedevo nei film. Quello che non percepivo tra i miei genitori. Volevo forse colmare anche il loro scompenso? Sognavo l’unione e finivo per agire come un simbionte.

Parassita di me stesso prosciugavo i sentimenti degli altri assieme alla mia personalità. Testardo e cocciuto come il peggiore degli ignoranti ero divenuto sordo e cieco. Non c’erano consigli validi o ammonimenti o separazioni che tenevano. Ero avido di poesia e di idialliaca estasi, ogni giorno più del primo, ogni giorno meno curante del mondo, ogni giorno più surreale.

Non c’erano consigli o ammonimenti o separazioni a cui davo retta. Non sapevo cosa fare di me ma sapevo perfettamente cosa avrei fatto per l’altra metà di me. Capriccioso ardevo di passione. Ma piano piano prendeva il passo dentro me un’altra forza ben più potente: la saggezza. Il tempo mi dava questo strumento per comprendere ed io, sordo, lo rendevo solo un ulteriore strumento per potermi sabotare con più creatività e romanticismo.

Sono partiro a tutto gas. Ho consumato tutto il carburante. Ho consumato tutto. Ora non mi resta che lamentarmi, con gli altri, non con me stesso. Mi autodistruggevo, me ne rendevo conto, davo colpa agli altri. Ho continuato e continuato ad incolpare gli altri.

Mi sono perso, ho frenato, mi sono ripreso. Metà carburante andato, l’altra metà la dilaziono. La frenata è stata troppo brusca. L’airbag mi ha scalzato in aria e l’atterraggio da quassù non sarà dolce.

Mi sono rinchiuso nel mio castello, tra gli spettri che nelle notti più buie uscivano dal letto e mi interrogavano. Li ho guardati negli occhi, dritti negli occhi. Ho sudato, strillato, combattuto, mi sono arreso, ho ripreso stretto i denti, ora non scendo a compromessi, so cosa fare. 

Così è iniziata la mia via di guarigione. Sono stato autodidatta nell’amore, ho voluto esserlo. Ero innamorato dell’amore e delle sue forme. Ho capito che non posso vivere di quello, ho capito che non fa bene a nessuno essere sempre completamente persi nella giungla degli ormoni. Ho preso la poesia, l’affetto, l’apprensione, il romanticismo ed ho aggiunto un pizzico d’egoismo, rispetto e solitudine.La giusta misura è la soluzione. Sto ancora imparando ma dal profumo sembra sarà buonissimo. 

Pensare più a me per pensare meglio agli altri.


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