-9 ” La strada verso (fuori) casa”

Spodestando la sequenzialità crescente a ragione di quella decrescente nel titolo penso di aver espresso, con lo stesso simbolismo che avrebbe adottato Quasimodo, le mie principali emozioni.

Penso che se non dovessi riuscire a raggiungere lo zero tra nove giorni per via di un altro emendamento esprimerro, quasi come ha fatto Hemingway, tutto il mio ribrezzo per la situazione.

Non voglio dire certamente che me la passo male, anzi dopo l’articolo di ieri sarei proprio un contro senso, però questo lento trascinamento del termine ultimo (nonostante sia l’unico modo per aiutarsi ed aiutare il prossimo) è un’agonia. Il punto focale non è in sé la quarantena ma il continuo, perpetuo, flemmatico procrastinare della fine delle misure di restrizione. Il problema sono le aspettative, che come in tutte le peggiori situazioni si mettono di mezzo. In effetti quando io personalmente, ed ho notato anche in genere tra i miei conoscenti, le cito è spesso con lo scopo di evidenziare una delusione. Allora il vero problema mi vien da pensare sia il velo d’illusione che l’immaginazione ci pone di fronte allo specchio del mondo. Togliendo le divagazioni filosofiche (più leopardiane che non) in questa situazione le aspettative ci vengono imposte per poi distruggerle con molto garbo e fascino istituzionale dietro ad un tavolo di cristallo. “Ma cribbio” direbbe un certo personaggio che a parere mio se l’è svignata in Francia rintanato nella villa della figlia mica da solo.

Che bello sarebbe esseri ummuni a tutto questo? Non intendo nel senso medico del termine ma intellettuale. Che bello sarebbe poter non pensare a quando si potrà uscire. Io e mia sorella qualche giorno fa ragionavamo su una situazione simile e sarebbe verificata solo in determinate condizioni: la cosa più importante sarebbe essere veramente ricchi ma schifosamente abbastanza da poter non pensare ai soldi nemmeno in una situazione come questa, come corollario naturale ci sarebbe certamente la possibilità di poter selezionare una villa molto capiente. Come terzo punto per poter essere sereni bisognerebbe selezionare morosi, amici più stretti e tutti i parenti più prossimi connessi e convincerli a trasferirsi assieme a voi in una delle vostre gigantesche ville fino al termine della pandemia. In quel caso i grandi spazi, l’invidiabile lussuria e la numerosa compagnia permetterebbero certo una magiore spensieratezza. Io sono spensierato anche così diceva la volpe.

Stasera è sabato sera, il quarto da quando è iniziata questa reclusione e vista la situazione mi sono concesso un gustoso bicchiere di vino chissà che prima dei nove giorni non divenga molto simile a Bukowski.


3 risposte a "-9 ” La strada verso (fuori) casa”"

  1. Incaponito a conoscere fatti nuovi e certi sullo stato e il progresso dell’epidemia, sfogliava nei caffè della città i giornali tedeschi, spariti già da parecchi giorni erano dal tavolo di lettura nell’atrio dell’albergo. Vi si alternavano affermazioni e smentite. Il numero dei casi di malattia e di decesso ascendeva a venti, a quaranta, forse a cento e più, e, poche righe più sotto, la stessa apparizione del morbo era, se non recisamente negata, per lo meno ridotta a pochi casi isolati, di provenienza esterna.
    Thomas Mann: La morte a Venezia (1912)

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    1. Caro Twiki, hai sollevato un tema scottante: quello delle aspettative che ci imprigionano in un ping pong di emozioni incontrollabili. Ho letto il tuo articolo con interesse, mi piace come scrivi, e seguirò con entusiasmo i tuoi articoli ora che ti ho conosciuto. In merito a questo articolo in particolare, a mio avviso per non rimanere delusi dalle aspettative, un attitudine che utilizzo personalmente è quella di vivere un metro al di sopra di esse, perché solo cosi possiamo evitare di rimanerne disillusi. Siamo in quarantena: posso cambiare questa situazione? Se si, cerco un modo congruo, se invece non la posso cambiare, ok, la accetto e cerco di trascorrere il tempo nel migliore dei modi e di fare del mio meglio per padroneggiare questa situazione. Ci dicono che il giorno xxxx ci sarà una svolta: ok rimango sul mio livello, oltre le aspettative e attendo con distacco di sentire di cosa si tratta . Se riesco a rimanere distaccata, non sarò disillusa dalle aspettative e nel frattempo continuo a trovare cose interessanti che mi impegnino la giornata . Poi un bel giorno arriva la notizia che si può uscire, le restrizioni sono finite: esco e mi rallegro profondamente di questa realtà, gioisco appieno di questa possibilità…non c’è pericolo, posso gioire senza essere disillusa perché è qualcosa che sto vivendo realmente in questo preciso istante. Sarei felice di avere un tuo feedback . Buona giornata.

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      1. Ho letto con piacere il tuo commento Daniela, sono molto contento ti sia piaciuto ciò che ho scritto e scrivo. Il tuo consiglio è molto interessante e ne cercherò di fare tesoro sebbene io sia una persona che ragiona più di pancia che di testa. Migliorarsi è la prerogativa della quotidianità. Grazie ancora

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