-6 “C’era una volta in Nevada”

Le sere passavano tra un salto, una seduta, una piroetta e qualche strusciata e devo dire che in questi 10 anni di lavoro non mi ero ancora stufata del tutto di quello che facevo. Questa pausa forzata mi permette di rifiatare, riprendere un pò la pittura, rimpiangere di non aver fatto l’assicurazione come mi diceva Beth e, con mio stupore, mi stanno facendo capire che quel lavoro in fondo mi piaceva. Lo so cosa dicono gli altri di me e di quello che faccio, non mi importa, anche se i primi anni passavo le mattine finito il turno a piangere. Le mie coetanee avevano un moroso per bene ed io per quello che facevo ne avevo più di uno alla settimana, a volte anche al giorno. Mi ricordo Hermin che mi diceva da dietro il bancone del bar:” Brenda l’importante sono le precauzioni ma ricorda che tutti possono averti ma saranno solo pochi a lasciare qualcosa a te, quelli che lo faranno li ricorderai fino alla tomba” poi versava un doppio whiskey e se lo scolava di colpo in un battito di palpebre. Ed io che tutt’ora distesa nel mio letto in questa quarantena provo a contarli, ci provo mi sforzo ma i ricordi non affiorano, i nomi inesistenti e dei tratti ne rimangono solamente vaghe impressioni, sembrano quadri cubisti compenetranti. Nonostante questo ormai ho superato la mancanza delle cotte adolescenziali o dell’amore vero, ora sono molto felice di esibirmi e penso che siano molto felici anche gli spettatori, con quello che pagano per vedermi e portarmi a letto. Mio papà ha fatto successo grazie a me, in parte quei soldi che ho guadagnato con le mie provocazioni notturne sono serviti a ripagare il mutuo di mio papà per l’acquisto della sua casa e del club, per quanto sporco può sembrare il mio lavoro in realtà l’ho fatto per lui, l’unico uomo della mia vita che mi ricordo e che mi ricorderò per sempre. Chissà se lui soffre per ogni centesimo che ho guadagnato per lui, per ogni corpo che ho toccato per lui. Sicuramente rinchiuso nel suo studio che si trova proprio sopra il mio palco tutte le sere a scolarsi litri e litri di alcolici per dimenticare la mamma. Per lui è più difficile, lui è riuscito a ricordarsi una donna nella sua vita, quella donna che ha lasciato il segno in lui ha lasciato me ed ha lasciato anche lui poco dopo. Per certi versi mi ritengo fortunata e passare l’esistenza senza nessun uomo o nessun amore degno d’essere vissuto mi permette di non soffrire. Ma basta divagazioni oggi ho voglia di dipingere, il tempo qui mi ispira essendo sempre molto arido ed asciutto afoso e caldo quando piove è un momento speciale ed ogni goccia d’acqua pura al suo battito sulla testa e il bagnato sul viso. La pioggia è vita ed è ispirazione da queste parti. Non mi resta che farmi un autoritratto.


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