Giorno 45 ” La coscienza di Andrea”

Oggi è uno di quei giorni in cui non importa dove sei, cosa fai a cosa pensi o cosa ti circonda senti solo la spinta di muoverti, spostarti. Oggi è uno di quei giorni di irrequietezza in cui nulla convince e al contrario alimenta l’ansia in maniera immotivata. Sentimenti contrastanti di rettitudine e voglia di evasione s’intreciavano nella mente e l’unico risultato che ne derivava era una sconnessione totale tra fisico e mente. Quasi come se il cervello fosse troppo impegnato ad avvilupparsi su se stesso per dare i giusti impulsi motori al corpo. Immaginatevi di camminare in tondo attorno al tavolo della cucina mentre pensate in maniera sconnessa a circa una decina di cose mai in sequenza spesso in contemporanea. Un dramma per certi versi, sarà un meccanismo di difesa arcaico, sarà forse un errore di programmazione del mio cervello, sarà forse che ho bisogno di fare un giorno senza fare nulla. Chi lo sà. Credo solo che il tutto sia dettato dall’ansia da prestazione che si acuisce con l’avvicinarsi della data dell’ultimo esame. Ma non è l’esame in sé a spaventarmi, capiamoci, prima o poi lo passerò come sono riuscito a fare con molti altri, il problema è che collegato a quell’esame c’è inevitabilmente la laurea o meglio la data di laurea. Non avendo occasione di rifarlo prima del termine ultimo degli esami per poter conseguire il titolo se non dovessi passarlo allora tutto slitterebbe a distanza di 3 mesi. 3 mesi! Non so se capisce? Siamo a 45 giorni di reclusione pensate che io vivrei altri 90 giorni dopo il 10 Luglio di attesa per potermi laureare. Un’eterna quarantena fino ad Ottobre. Poi certo che divento calvo mi stupirei non accadesse. Mentre sto scrivendo mi accorgo che inizio anche a digrignare i denti dalla tensione. Sono rinchiuso nella prigione della mia mente e non capisco se faccio bene a dargli tanto peso alla data oppure se l’eccessiva importanza mi porta ad un fallimento predestinato per via dell’agitazione acquisita col tempo. Sicuramente la seconda. Riuscissi a trasformare tutta quest’ansia in slancio per raggiungere il traguardo ne sarei estremamente soddisfatto, il vero problema è che raramente sono riuscito nell’intento mentre spesso sono incappato nell’autosabotaggio. Maledizione a me ed alla mia complicazione che non sono ancora riuscito a semplificare. Sarà che la laurea significa anche (per alcuni) imparare a domare le proprie emozioni, per me di sicuro, il problema è che attribuisco troppa importanza a questa data ed oggettivamente è estremamente importante per non passare l’estate, l’ennesima estate, in apprensione.

La paura di fallire mi attanaglia

allunga la sua mano, mi prende per la maglia

La voglia di riuscire che s’allontana

Prospettive in affanno tutto s’allaga

Corro immobile in una pozzanghera

Fisso la luce lontana 

Freddo, un brivido, gelato

più sto fermo meno mi scaldo

Questo crogiolare immoto, inanimato

corrompe la mente e squarcia l’animo

rinchiude saldo nel simulacro 

il futuro meno agognato, ciò che non voglio 

non avrei mai sognato

L’illusione in cui rifuggo

Ma da che fuggo?

Dal futuro ch’io vorrei.

Il futuro è ora, già non più, già fu

Non voglio fuggir più

se non dall’immoto, inanimato, bozzo

che m’elide il fiato

Un respiro,

il pianto,

son rinato.


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