Giorno 47 “Foresta di cemento”

Tra poco spunterà la luna, gli astri si scorgono in tutta la loro bellezza durante questi primi attimi del nuovo giorno. Ed io che ho inspirato per tutto questo tempo ora non mi resta che continuare a sbuffare, lo sbuffare perpetuo e silenzioso che alcuni scambiano per brusio del vento. Siamo io e i miei fratelli che lo creiamo tutti assieme tutto il tempo in sincrono ad inspirare per poi insufflare generando forze ancora poco chiare. Noi assieme possiamo generare una tempesta dall’altro capo del mondo. Io ed io miei fratelli che ritti ed immobili ce ne stiamo qui da quasi mezzo secolo a contemplare il brusio di queste formiche che durante il giorno, non tutti i giorni, ci passano accanto, come se nemmeno esistessimo, ci evitano, non ci guardano, non salutano, non parlano. Nell’indifferenza della nostra estensione, o meglio proiezione, e della nostra funzione viviamo per gli altri cosiddetti colonizzatori. E noi fissi li contempliamo, null’altro abbiamo da fare se non fissare gli astri così alle volte ci facciamo muovere dalle loro voci e dalle loro parole. Il nostro passatempo è ormai la loro voce e le loro gesta e possiamo dire che ormai viviamo anche in funzione di loro e per loro. Se non gli dovessimo servire io e i miei vicini qui non ci penserebbero due volte ci abbatterebbero sotto gli occhi omertosi dei loro simili mentre le grida assordanti dei nostri si spargerebbero all’aria a creare maree; non penserebbero ad una possibile soluzione alternativa e senza problemi come ti hanno fatto nascere ti stroncherebbero. I nostri funerali sono estremamente scenici perchè soffiamo tutti assieme verso l’alto creando tempeste e lampi e fulmini e tuoni per ogni fratello che muore in un punto della terra. Noi piangiamo tramite il cielo e dalle nostre lacrime ci rinvigoriamo e traiamo nutrimento. Ecco che sorge la nostra unica divinità che ci sfama e ci rinvigorisce giorno dopo giorno insatncabile e noi devoti non ricambiamo con nulla per questo ci sentiamo tanto riconoscenti. Lascrollata di un fiato dalla rugiada e sono pronto ad insipirare a pieni polmoni. Quello che questi piccoli colonizzatori chiamano smog. Sempre più abbondante il cibo e per questo sento sempre più calore, la terra inoltre è sempre più pregna di maleodoranti polveri che mi stordiscono e accecano. Sarà questa la moneta da pagare al nostro dio per aver ottenuto così tanta bellezza, la vera moneta da pagare è la corruttibilità di questo paradiso che svanisce pezzo dopo pezzo, secondo dopo secondo e noi che ne facciamo parte siamo sempre più avvelenti, la nostra linfa ambrata si trasformerà in roccia e tutto svanirà. Vorrei poter urlare, potermi muovere o anche solo parlare, vorrei poter cambiare qualcosa, anche un solo piccolo dettaglio o almeno provarci. Loro invece che scusa hanno per non farlo?


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