Giorno 49 “De aeribus”

Faccio un passo indietro e so
Che passi avanti non ne ho più

Non ho più passi 
Ma le suole si muovono da sole

Un passo avanti e il cielo è un poco più blu
E tutto il resto non pesa più
Nel mio giardino o a pochi metri di distanza

Mi basta uscire dalla mia stanza

Come sempre sei nell’aria, sei
tra una conferenza e l’altra
Come sempre sei nell’aria sei
Tu aria togli e recludi

Io che vorrei solo uscire in bici

Un passo indietro ed ora tu
Tu non ridi più
E tra le mani aria stringi
E non trovi le parole
Per dirci ancora che

Meglio stare a casa ed essere prudenti

Ancora un passo, un altro ancora

Un passo avanti ed ora io sono fuori legge
E sudano le mani perchè vorrei scappare
A che servon le parole
Quando basterebbe muovere i passi

Verso l’agognata libertà

Perché sei nell’aria, sei
Tu che sai che aria vorrei
Ma che aria dai se poi mi rinchiudi

Tu che aria sei
Se l’aria di libertà si avvicina 
Tu che aria dai se poi mi rinchiudi

Un passo indietro, ancora per poco ed io
In giardino non ci starò più


4 risposte a "Giorno 49 “De aeribus”"

  1. Commenta la seguente affermazione
    “In questi tempi di reclusione sembra che tutto si sgretoli. Il tessuto sociale e la trama delle nostre relazioni ci permettono di alleggerire il peso di questa solitudine imposta. Non fatico ad immaginare quale istinto di autoconservazione abbia spinto i 10 ragazzi descritti da Boccaccio. Il Decamerone dei nostri tempi è il nostro telefono. Penso che la scoperta dell’utilità della tecnologia durante l’isolamento sensibilizzi i più al suo lato positivo. La possibilità di interagire a distanza è impagabile. Chiamare mia mamma reclusa da sola e vederla sorridere non ha prezzo. Al pari contattare la mia morosa o le amicizie con una celerità di risposta impensabile prima. E se il vero ruolo della rete nell’essere umano fosse proprio la proiezione di una rete sociale, più ampia, più inclusiva come mezzo per la cooperazione di massa? Credo che solo in questi momenti riusciamo a capire le più sfuggevoli sfumature di questa nostra creazione.”

    Il blog di Twiki Word

    Il blog di Twiki Word riassume perfettamente e concisamente la situazione che tutto il mondo sta vivendo in questo momento da circa 3 mesi a questa parte.
    Tra tutte le cose che avremmo potuto immaginare, dalla possibile terza guerra mondiale, alla paura che l’Australia venisse definitivamente divorata dagli incendi, nessuno si sarebbe mai aspettato una pandemia.
    E parliamoci chiaro, tutti almeno una volta abbiamo sottovalutato il coronavirus: “Ma che sarà mai, è solo allarmismo”, “È un’influenza, muoiono molte più persone di raffreddore:”, “Quarantena? Ma non se ne parla, non sarà mica la peste boccacciana.”
    E poi sappiamo bene cosa è successo: bilanci di morti impensabili, carri militari che trasportano i cadaveri da Bergamo, fosse comuni, posti esauriti in terapia intensiva, tamponi nei parcheggi dei supermercati, costruzioni di ospedali in pochi giorni, reclusione che va avanti da mesi, lockdown completo e potrei continuare all’infinito.
    Lo scenario apocalittico dei film lo stiamo vivendo sulla nostra pelle proprio ora, quello che leggevamo nell’Ombra dello scorpione di Stephen King prima di andare a dormire, che dopo averlo chiuso e poggiato sul comodino, ci faceva venire gli incubi, se non tutto almeno gran parte, è diventata reale.
    Probabilmente non converrebbe leggerlo ora un libro del genere, e magari per stare in tema, sarebbe meglio dedicarsi alla lettura delle novelle del Decameron e, ridendo e scherzando, Pampinea e gli altri vivono una realtà spaventosamente simile alla nostra.
    Ma alla fin fine siamo fortunati noi del XXI secolo, coi telefoni, la televisione, la playstation.
    Anche se ci lamentiamo tanto di essere annoiati, ci sono così tante cose da fare, che sarebbe davvero ipocrita trovare il pelo nell’uovo anche in questo caso, basti pensare a come se la sarebbero passate persone del ‘800, e io consiglierei di morderci la lingua.
    Tra lezioni online, maratone di serie tv, telefonate infinite con gli amici, pomeriggi passati a cucinare dolci, non ce la passiamo certamente male e chiaramente non peggio dei medici che lavorano 24/7 o delle persone che combattono per la propria vita, che hanno parenti malati, a cui non possono tenere la mano, o peggio di chi non sta ricevendo lo stipendio e a malapena riesce a fare la spesa.
    Sì, noi siamo tutti fortunati in confronto, e probabilmente tutti questi giorni a casa, saranno una punizione divina per tutte quelle volte che non ci siamo voluti alzare dal letto per non andare a lavoro o a scuola per qualche linea di febbre, o semplicemente perché la voglia anche di muovere i piedi per scendere le scale e fare colazione, era piuttosto scarsa.
    Ora che pure le autorità ci stanno chiedendo di stare a casa, sembra tutto così capovolto, ma effettivamente che altro possiamo fare noi nel nostro piccolo per contribuire?
    Però d’altro canto ora, chi ci può biasimare se non ne possiamo davvero più di questi giorni fotocopiati?
    Come nella trama di “Prima di domani” dove la protagonista rivive sempre la stessa giornata, fino a quando non fa la cosa giusta e spezza l’incubo.
    Ma qual è la cosa giusta da fare?
    Questa quarantena mi ha fatto pensare tanto, banalmente, a quante cose diamo per scontate nella vita di tutti i giorni, per poi renderci conto di quanto possano essere significative per noi adesso che ci è negato farle.
    Come si suole dire: “Non ci si rende conto del valore delle cose fino a quando non le si perde”.
    E non c’è cosa più vera di questa.
    Non avrei mai pensato che mi sarebbe mancato allacciarmi le scarpe prima di uscire, che mi sarebbe mancato sedermi su una sedia scomoda di una classe, che mi sarebbe mancato sorridere ad un bambino in un passeggino e non poterlo fare a causa della mascherina, che mi sarebbe mancato correre sotto la pioggia senza ombrello per prendere un pullman, che mi sarebbe mancato poggiare la testa sulla spalla di qualcuno.
    I social network, le videochiamate, i messaggi, non funzionano per queste cose.
    Niente potrà mai sostituire una stretta di mano, un abbraccio, un bacio, uno sguardo intenso senza essere separati da uno schermo, o pixellati dalla rete che non prende, e nemmeno una frase detta col tremolio nella voce, difficile da afferrare durante una chiamata dal suono meccanico.
    E come può essere la nostra salvezza, la tecnologia è anche la nostra rovina.
    Basta accendere la tv e in ogni canale si parlerà solo di coronavirus, le pubblicità sono su quello, i telegiornali parlano solo di quello, Instagram, Tik Tok, tutti i social network hanno una sezione sul COVID-19, non c’è via di scampo.
    Non è come quando dall’altra parte del mondo scoppiava una guerra o la carestia sterminava centinaia di persone e chissà quanti bambini tra queste, che il nostro corpo veniva scosso dai brividi, ma poi bastava prendere il telecomando e cercare un programma di Barbara d’Urso o di Maria de Filippi per sollevarci il morale e non pensarci più.
    È qualcosa che ci riguarda in prima persona e non basta dire un “mi dispiace” o fare un minuto di silenzio per tutte le vittime, coprirsi la bocca con la mano per l’orrore della situazione, ognuno deve essere responsabile, e non solo per se stesso, ma anche per tutti gli altri, una sola decisione ricade su tante, troppe persone.
    E quando mi sono davvero resa conto di questo, purtroppo mi sono sentita anche più vulnerabile.
    Capita qualche volta di avere una giornata grigia o di essere tristi da appena svegli, e io ho sempre adottato un metodo quasi infallibile, che riusciva a farmi stare meglio: mi bastava pensare che sarei potuta scappare, in un altro posto, prendere una macchina, un aereo, una nave e andare via, verso una meta dove le persone stavano bene ed erano felici, e per qualche strana ragione rendeva felice pure me.
    Ma ora quasi tutto il pianeta è messo in ginocchio dalla stessa causa e l’unico modo per darsela a gambe sul serio sarebbe prendere uno space shuttle alla ricerca di un nuovo pianeta.
    Però allo stesso tempo questo periodo di “arresti domiciliari” ha portato anche qualcosa di positivo: l’ambiente a differenza nostra, sta usufruendo di questa situazione drammatica.
    Il collasso della mobilità e il congelamento parziale dell’economia hanno portato a ridurre l’inquinamento, niente smog, diossido di carbonio, gas serra causato dalle macchine, i mari sono più puliti, la fauna si riavvicina ai posti che non vedeva da troppo solo a causa nostra.
    L’ecosistema si fortifica, noi un po’ meno, ma tempo al tempo.
    Mi rifiuto di vedere tutto questo come qualcosa di estremamente negativo, che non porterà altro che conseguenze aspre e difficoltà insuperabili, è una lezione.
    Ci porterà a valorizzare di più quello che abbiamo, a imparare a rispettare le regole, ad essere meno egoisti.
    Riporterà un po’ di civiltà, quella che avevamo perso per strada.
    Ora si parla della fase 2, speriamo di non rovinare tutto quello che in questi mesi abbiamo lavorato tanto per mantenere, ma soprattutto per riavere indietro quello di cui finalmente abbiamo capito il valore.

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    1. Questa ragazzina è molto brava! Complimenti all’alunna ed a chi come te sa istruirli nel migliore dei modi per un futuro della persona e della collettività migliore. Possiede un pensiero maturo, è in grado di fare collagamenti letterari ed ha una sana, personale e costruttiva interpretazione del presente.

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