Giorno 52 “Le notti nere”

Pensare che il mondo è molto grande è grande un mondo  e noi pensiamo al nostro piccolo mondo e se crolla quello, bhe crolla anche il resto del mondo e tutti i mondi che in esso si esprimono. Siamo mondi espressi nel mondo in tanto modi quante le persone in questo mondo. Ma se qualche pezzo del vostro mondo si sgretolasse voi cosa fareste. Oggi in pochi minuti si sono staccati mesi se non anni dal mio, quasi come non fossero mai esistiti e ciò che ne rimane è il pezzo scolorito di spazio che occupavano. La cornice delle energie, rinuncie, sacrifici, sforzi, stress che ho passato è quel colorino grigiastro attorno al vuoto che si è creato. In fin dei conti a quanto pare questo pezzo non era molto saldo ne con il tutto ne tra le sue parti. Altrimenti come avrebbe fatto a sgretolarsi in mille pezzi e come la sabbia di una classidra rotta al vento è volato via. Si vede che questa fatica non mi compete, o meglio non compete questo ambito. Boccheggiando a qualche passo dal termine della maratona mi sono reso conto di essere uno scattista e diamine quanta fatica ho fatto per illudere me stesso di essere quell’etiope fuori classe nato per fare quaranta chilometri in 2 ore. Il vero problema è che non sapevo da dove partire per costruire il mio mondo ed ho fatto l’errore più micidiale: costruire se stessi tramite una proiezione e non una qualsiasi ma la proiezione che si crede che gli altri proiettino verso se stessi. Entrambe quelle proiezioni prima o poi hanno a che fare con la realtà ed io per quanta forza di volontà posso avere non riuscirò mai ad essere la proiezione della proiezione di me stesso per tutta la vita ed essere felice. In realtà il vero problema ora che ci penso è la felicità in sè e quanto comporta o comporta la sua assenza. Noi microscopici punticini che pretendiamo di manovrare i restanti infiniti punti a nostro favore. Illusi, illuso. Per quanto abbia proiettato sulla proiezione di me stesso fino ad ora e per quanto sia riuscito a distruggersi in qualche battito di ciglia posso dire che sono certo fino in fondo di una unica cosa, non tenterò più costruire con carta velina solide fondamenta. Quel poco di sabbia sgretolandosi ha lasciato spazio plasmabile a mio piacimento. Oggi è morta la proiezione di me malata frutto dell’adolescenza buia e vuota. Oggi sono nato io e non vedo l’ora di plasmarmi a mio piacimento.


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