Giorno 53 “I dolori del giovane Andrea”

Stasera voglio parlare fuori dai denti, fuori da retoriche, figure immaginarie, fuori da poesie, cercherò di parafrasare gli avvenimenti e gli stati d’animo degli ultimi giorni che ho trascorso. Molto probabilmente scrivere, ma già la comunicazione in principio, è fallace. Già solo il fatto che prevede il dialogo  tra più individui pone fine all’oggettività della comunicazione, essa non risulta più univoca bensì tra comunicante, comunicato e ricevente risultano tre livelli elaborativi. Se poi si aggiunge che ciò che è comunicato lo è tramite espressioni inventate, suoni sovrapposti e in sequenza che non sono emozioni, stati d’animo, sensazioni, sentimenti, impressioni ma qualcosa che le approssima che sebbene possa esserlo in miglior approssimazione non risulta esattamente la stessa cosa. Ciò che è comunicato può suscitare emozioni ma queste dipendono dal ricevente non da ciò che è comunicato infatti una stessa frase detta a due persone distinte potrebbe in entrambe o alternatamente generare emozioni e non. In realtà una più prossima approssimazione a ciò che è reale per il comunicante comporta una più completa attivazione sensoriale. Più sensi vengono stimolati durante la comunicazione e maggiore sarà il livello di rappresentazione e verosimiglianza tra proiezione e realtà. Detto questo mi appresto solamente con le parole ad esprimere sentimenti tanto difficili da esprimere quanto da comprendere persino da me. Scipolliamo partendo dal nucleo.

Ieri sono stato bocciato all’ultimo esame. Il dramma in sè non persiste più di tanto per il fatto bensì per tutti gli eventi contignetali e collaterali infatti essere bocciato ad n o n+1 esami non mi fa molta differenza sempre nanni sono. Il mio dramma sta principalmente in tre circostanze che circondano il fallimento: la prima riguarda il non riuscire a laurearmi a Luglio come pensavo, progettavo, auspicavo perchè il termine ultimo per aver sostenuto tutti gli esami è prima del prossimo appello di questo ultimo esame e ci tengo a sfogarmi dicendo che l’esame (analisi matematica 3) è parecchio tosto, impedisce periodicamente molti alunni nel proseguio e ha solo 4 appelli in un anno (state pensando tutti la stessa cosa riguardo la professoressa immagino, ebbene si, lo è proprio). In secondo luogo questo esame lo stavo preparando da parecchio tempo, quasi 5 mesi siccome per svariate motivazioni appelli sono saltati, emergenza covid etc. In terza ed ultima circostanza devo ammettere di essere abbastanza fragile in questo periodo (chi non lo è dopo 50 giorni di segregazione e tempestato da notizie di morti, ricoveri, nemici invisibili, che giungono quotidianamente da ogni dove) e quindi questo n+1 non ci voleva proprio. Quindi il mio progetto di iniziare la magistrale a ottobre, passare l’estate sereno, godermi un pò di spensieratezza (chiedevo solo qualche mese) dopo questi anni di doppio lavoro, studio, sacrificio è svanito. Ma non solo è svanita la volontà di continuare a studiare, progetto a breve e a lungo termine in qualche manciata di istanti sono svaniti. Uno potrebbe controbattere che chiaramente dopo 5 mesi di preparazione avrei dovuto prendere 31 e diamine che posso controbattere, hai ragione, si tratta quindi anche di una presa di coscienza dei propri limiti perchè a quanto pare per quanto impegno ci metta se non risulta mai abbastanza o meglio sufficiente, allora che senso ha impegnarsi. Se il risultato non c’è allora è come non aver svolto l’equazione, per restare in tema, infatti si tratta di un sistema binario o passi o non passi, tutti si riduce a questo. E anche qui si potrebbe controbattere che alla fine passa chi è dotato e chi si impegna molto e non molla mai, e anche qui diamine non potrei controbattere nulla. Infatti io non sono dotato in questi campi come lo studio, la matematica, la scienza, sono solo una persona sveglia che ha buona struttura di pensiero e molta forza di volontà e sono abbastanza sveglio da capire che tutti gli sforzi e tutta la volontà che metterò nei prossimi anni la metterò altrove sperando di vederne i frutti e di non essere tanto sfortunato come lo sono stato fin’ora in questo ambito. Non voglio nemmeno nascondermi dietro le piccole verità che danno felicità ma preferisco vedere l’insieme. Non sono passato, devo rimodulare la mia vita, i progetti e le mie aspettative per questo. Non conta adesso che per questo tempo mi sono creato la mia autonomia in tutti gli ambiti, non conta la consapevolezza acquisita durante questi anni di sforzi immani e nemmeno le cicatrici di queste lotte che mi portano insegnamenti possono attutire questa caduta. Per questi motivi mi sento male, sto male, starò male per un pò. Sono triste, sconfortato e decisamente amareggiato, deluso di me stesso per aver fallito anche questa volta, per non essere stato all’altezza. Una riflessione Buddista recita: “la tristezza deriva dalla consapevolezza che le cose non sono come vorremo “. Per questo mi sento amareggiato perchè pensavo di poter essere qualcuno che in realtà non sono pensavo di riuscire a divenire qualcuno che in realtà non può far parte di me. Non è detto che con l’impegno si riesce e questa è la frase che devo riuscire ad interiorizzare in questi giorni. La rivalutazione dei propri limiti è fondamentale per la sopravvivenza. Fino ad ora sono stato ciecamente convinto, nonostante le n sconfitte, le n sventure, le n sfortune, che la zona di comfort di ciascuno potesse espandersi infinitamente con velocità proporzionale all’impegno e alla vocazione. In realtà non è così. E riconoscere questo è una sconfitta non una vittoria badate bene. Riconoscere la propria limitatezza fa schifo parliamoci chiaro, magari è benefico per la psiche nulla da dire, ma la cosa in sé è terribilmente triste e avvilente. Ci rende più piccoli ai nostri occhi di quanto in realtà siamo già nell’universo. La consapevolezza di questo non mi rende migliore di altri, come potrebbero pensare alcuni, mi rende solo più triste.

Mi rendo conto di essere un piccolo raggio di luce che si è creduto il sole, l’impossibile è impossibile per me.


2 risposte a "Giorno 53 “I dolori del giovane Andrea”"

  1. Riconoscere un proprio limite può essere anche il primo passo per superarlo. Certo, non è facile, bisogna capire perché si abbia quel limite – attitudine? Basi precedenti da rivedere? Altro?
    Io non ho alcuna laurea, ma molti miei amici sono laureati e tutti hanno trovato qualche difficoltà proprio sul finale, per la stanchezza del percorso di studi (oltre alle difficoltà dello studio in sé, ci si metteva di mezzo anche qualche cavolata burocratica, o l’insegnante sociopatico, o una malattia grave) o per aver lasciato sul finale un esame fetido.
    Tu ti sei ritrovato con ‘sto pasticcio di situazione e l’esame assassino.
    Non ti conosco, ma spero che riesca un po’ a rasserenarti e recuperare motivazione, superando anche questo passo.
    Ogni persona felice in più rende il mondo un po’ migliore 🙂

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