Giorno 55 “Lo spirito fantastico”

Oggi sono sereno, spensierato e leggero. Sta scemando la tristezza della sconfitta e tutto sommato sono veramente fortuanto. Stamattina sopo aver pulito l’orto dalle erbe infestanti mi sono cimentato nelle consuete pulizie domestiche. Stavolta era un pò che rimandavo quelle più di fino come i vetri, gli infissi, le tapparelle, la taverna gli armadi. Stamattina me le sono sparate tutte d’un fiato. Che gioia signori. Escluso il sarcasmo è riconosciuto che aiuta molto a livello psicologico la pulizia effettuare le faccende domestiche. Rientra indubbiamente nel prendersi cura di se stessi. Mens sana in corpore sano in domus pulito. Mentre toglievo la polvere dalle superfici grattavo al tempo stesso le mie sinapsi pronte a concentrarsi per esplodere in una delle mie considerazioni a metà tra geniale e imbarazzante. Voglio condividerla con voi: possiamo dividere in tre tipologie la persone in base alla capacità celebrale e nel mezzo rientra la gran parte delle persone come spiega la distribuzione di Gauss: il 70% delle persone ricade nella media o si discosta di poco. Agli estremi i più dotati e i meno. Vorrei concentrarmi chiaramente sulla fascia di mezzo di cui faccio parte anche io, perchè a mio parere sono gli individui di questa fascia che sono capaci di prodezze e piroette mirabili più di quanto possano fare i geni, che lasciano segni indelebili ma difficilmente riescono a incastrare i più con loro stessi mentre i fantastici, così voglio chiamarli, fanno girare il mondo. Quindi divido in due questa moltitudine che ricade nel mezzo: i pigri e i fantastici. I pigri sono coloro che si accontento, che potrebbero fare di meglio, di più, potrebbero andare oltre. Ma non per deficienza di intelletto piuttosto per mancanza di ambizione e curiosità si appisolano all’ombra del primo albero incontrato, comodi ma con poca sostanza. Questo diviene il fil rouge della loro vita, cercare la via più facile che richiede il minor dispendio energetico per raggiungere la vita. I fantastici invece sono quelli che vogliono il brivido e che non si fermano ed è proprio qui la differenza, ampliano in continuazione la loro zona di comfort e non vogliono riposarsi perchè per loro sarebbe perdere tempo non rilassarsi. Non è una differenza di capacità che determina il pigro o il fantastico ma un differente atteggiamento nei confronti delle sfide. Se i pigri tendono a vedere la linea più dritta per raggiungere la soluzione ai problemi, i fantastici, da alcuni anche chiamati creativi, cercano la via che è sia più dritta ma anche più bella da percorrere e con bella intendono accattivante. Siccome tutto si riduce ad una questione di mentalità e non di mente allora io vi dico che non mollo, io stringo i denti a vado avanti, io voglio essere fantastico per me e per gli altri, io voglio essere la migliore espressione di me stesso.


2 risposte a "Giorno 55 “Lo spirito fantastico”"

  1. Questo è un ragazzo di terza liceo, compagno della ragazza di cui hai già letto l’elaborato:
    L’estratto ricavato dal blog Twiki Word rappresenta un’accurata descrizione dello sconvolgimento che questo particolare e insolito periodo che stiamo vivendo ha portato nelle nostre vite. Il distanziamento sociale non è un qualcosa a cui siamo stati abituati, noi che amiamo la compagnia e che stiamo a stretto contatto con le altre persone da quando siamo nati. La famiglia, gli amici, le persone che incontriamo casualmente quando mettiamo il naso fuori dalla nostra tana rappresentano la nostra quotidianità. Purtroppo adesso siamo stati costretti ad allontanarci da tutto ciò. Stiamo vivendo un vero e proprio scenario apocalittico che prima pensavamo potesse essere rappresentato solo nei film. Ora siamo noi i protagonisti di questo lungometraggio che sembra quasi infinito. Sono quasi due mesi che siamo stati privati della nostra libertà e da quel momento in poi abbiamo dovuto cercare modi alternativi per passare le giornate che, col passare dei minuti, sembrano interminabili. Sembra quasi di poter toccare il tempo, di poterlo stringere nel pugno di una mano sapendo però di non poterne accelerare il percorso. C’è chi questo isolamento forzato lo sta sfruttando per dedicarsi a se stesso, per leggere un buon libro o per cimentarsi nella cucina, e c’è anche chi ha deciso di non abbandonare la possibilità di vedere i propri cari e gli amici anche se attraverso uno schermo. Quella che stiamo vivendo oggi non è la prima pandemia che conosce il nostro pianeta. Nella storia dell’umanità ce ne sono state tante altre che hanno sconvolto i ritmi e le abitudini di vita dei nostri antenati. Mi viene davvero difficile immaginare di vivere nel passato in una situazione come questa, io che amo la compagnia non riuscirei ad isolarmi senza avere alcun tipo di contatto con il mondo esterno, senza sapere cosa succede intorno a me. Da questo punto di vista siamo stati fortunati, abbiamo telefoni, televisori, computer e tanti altri mezzi grazie ai quali possiamo essere aggiornati e possiamo annullare, almeno per un po’, la distanza tra tutti noi. Però vedersi attraverso uno schermo non potrà mai sostituire il guardarsi negli occhi, la voce alterata dai microfoni non ci può restituire i suoni che ci piace così tanto ascoltare e il parlare chiusi dentro quattro mura non può essere paragonabile alle conversazioni all’aperto, col vento che ti soffia dolcemente sul viso, con la brezza del mare che coccola le narici, seduti sulle panchine sulle quali è così bello scambiare due chiacchiere. Tutto questo sembra un lontano ricordo, un pensiero alberga la nostra mente e che cerchiamo in ogni modo di tenere vivo nella speranza di poterlo riassaporare il prima possibile. Ma quando la “reclusione” finirà che cosa ci sarà là fuori ad attenderci? Ci saranno mascherine, guanti e occhi diffidenti. Le mani che prima stringevamo con vigore, le spalle che abbracciavamo con tanto affetto non ci sembreranno poi così tanto amiche, perché la paura che il virus ci possa cogliere di sorpresa non svanirà così facilmente. Purtroppo, se pensiamo che tutto tornerà alla normalità, ci sbagliamo di grosso. Normalità, che parola strana; rappresenta un concetto a cui siamo tanto legati ma del quale allo stesso tempo non sappiamo dare un definizione precisa. Non è possibile definirla in modo univoco perché ognuno la intende in modo diverso. Quando poi sembra di aver trovato un equilibrio, ecco che questo viene sconvolto da vari fattori; uno di questi adesso è proprio quel virus che da tre mesi a questa parte ha iniziato ad espandersi a macchia d’olio nel globo risparmiando soltanto l’Antartide. E chi avrebbe mai pensato che il luogo più sicuro del Pianeta in questo momento sarebbe stato una landa ghiacciata abitata solo da pinguini e da pochi ricercatori? Ebbene sì, perché nel territorio più desolato e meno abitato del Pianeta il virus non si sente tanto a suo agio. Sotto questo aspetto è simile a noi, gli piace la compagnia ma solo per potersi replicare e infettare il maggior numero di persone possibile. Il nostro ospite però non sembra aver intenzione di ritirarsi, come se volesse costringerci ad abituarci alla sua presenza, rassegnandoci al fatto che, fino a quando non avremo un vaccino, lui avrà tutto il tempo per continuare la sua corsa mortale. Chissà però quanto ci vorrà per creare questo vaccino che tutti aspettano con ansia sperando di poterselo accaparrare per primi. In questo momento l’unica cosa che vorremmo fare sarebbe seguire l’esempio dei ragazzi del Decameron di Boccaccio che, come riportato da Twiki Word, abbandonarono tutto e tutti per ritirarsi in un luogo isolato e risparmiato dalla terribile peste. Tutti noi vorremmo poterci ritagliare un angolino di mondo solo per noi, in cui poterci rifugiare e stare al sicuro e nel quale, una volta varcata la soglia, tutte le preoccupazioni spariscono. Purtroppo però non è così semplice, ogni volta che cerchiamo di evadere da questa realtà surreale, le notizie delle centinaia di morti, delle famiglie distrutte e dell’economia che sprofonda nel baratro ci riportano coi piedi per terra. E oltre ai problemi globali ci sono soprattutto quelli che ognuno di noi tiene dentro di sé. La nostalgia, i bei ricordi, i piani per un futuro che appare molto incerto scatenano un tornado di emozioni travolgente difficile da placare. La solitudine porta con sé tante cose negative, ma allo stesso tempo ci dà la possibilità di rivalutare le piccole cose che davamo per scontate delle quali soprattutto ora abbiamo vitale bisogno. Il calore di un abbraccio, le grasse risate, le passeggiate nei centri commerciali o nelle strade affollate, le cene nei ristoranti, i momenti in cui ci si poteva confidare faccia a faccia, sentendo il respiro dell’altra persona confondersi con il proprio, sentire la presenza di qualcuno diversa da quella di se stessi. Ci è stato costruito un muro attorno, ma nessun muro è troppo spesso per non poter essere abbattuto dalla forza dell’uomo che, dopo aver toccato il fondo, non può fare altro che risalire.

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