Giorno 67 “Le prospettive del presente”

Mi ero perso via a scorrere le immagini che dai vecchi telefonini sono convogliate in questo pc. Quante persone, quante emozioni, quante avventure, quanti viaggi. Tutte quelle inutili preoccupazioni che giorno dopo giorno ci attanagliano e ci rendono schiavi del futuro in un presente incerto, per poi ad ogni futuro presente rammaricarci di essere stati in passato troppo idealisti per il futuro, così poi ci ripromettiamo di non esserlo più ma nonostante questo continuiamo ad essere schiavi del futuro, inpecorinati da padroni che seguiamo pedissequamente. Sia che scegliamo che non scegliamo che scegliamo di non seguire. Nella marea di alternative e di strade percorribili qualunque ormai è già tracciata e per quanto sovversivo possa sembrare a te stesso, in realtà intraprendi una strada già pestata da altri in precedenza e che altri dopo di te calpesteranno a loro volta. I complottisti che cospirano su un ordine mondiale mosso dalle alte cariche e queste alte cariche non sono che la massa, inebetita ma non inerme, in fin dei conti il mercato piega i compratori e i compratori piegano il mercato. Tutto è reciproco, tutto vicendevole e Newton con il suo principio primo della dinamica l’ha vista lunga ma non abbastanza da chiamarlo principio teresino dell’universo. Quante persone, quanti momenti, quante avventure che avevo buttato nel dimenticatoio, abbandonate e messe da parte in un etereo spazio su un computer. Che differenza c’è tra gli album fotografici che tutti hanno in casa riguardo l’infanzia dei propri cari e di se stessi e gli album fotografici fatti da sincronizzazioni di dati? La stessa frequenza con cui ci imbattiamo nelle foto casualmente non è la stessa frequenza con cui un tempo a radio accesa o tele spenta si guardavano le foto, tutti assieme, per ricordarsi di un passato, per raccontare storie, per tenere viva la memoria. Ora la memoria è esterna per tutti, volatile e liquida, in 24 ore svanisce e si raccontano altre storie, altre storie più inclusive. Ma quelle vecchie perché non si raccontano più. Frenesia di nuovi istanti costruita per imbrigliare il presente e proiettarlo nel futuro e così si inverte l’ansia del presente che nel futuro presente riflette sul passato, diviene agonia del presente in futuro che deve essere già passato e ogni futuro aggiuntivo è una sottrazione al presente per svuotare il passato una volta passato definitivamente.