Giorno 72 “La minestra”

Acqua sporca e calda. Immancabile l’attesa per evitare di scottarsi. Immancabile l’aggiunta di sapore, le verdure e quel brodo insipido la rendono solo poco invitante. Il cucchiaio, lo sbrodolio, allappando come animali o piegando il piatto come non vuole il galateo. Immerso in questo mare puzzolente e pieno di detriti mi ustiono ed io non ne faccio parte, io non voglio rimanere qui immerso in questi scarti di cibo povero. Mi sento un tulipano che colonizza un campo di grano. Bello perchè ci sono solo io ma questo campo mai nessuno lo vedrà e allora rimango ancora bello, mi sa tanto di no. Incompreso, mal capito, turbinii incandescenti e sudore, corro via per evadere, non so cos’altro fare. Ed io che mi ripeto che in questo mare, che questo mare è la mia salvezza, in realtà in questo mare posso solo affogare. La zattera buca e la barca che non galleggia, per quanta fatica posso fare, quanti secchi devo ancora svuotare, quanta acqua devo spostare da dentro a fuori per poi osservarla insolente spostarsi nel verso opposto. Ed io annaspo, pieno d’aria, sono un sasso nel fondo dell’oceano, un’orso polare in uno zoo in kenya, un surfista in un lago, sono tutto ciò che non vorrei essere e vorrei non esserlo ma mi blocco e l’evasione è inutile perchè il mio carcere è in me. Quanto darei per andarmene, io in questo mare affogo e oltre che bere litri e litri non so che altro fare. Oltre che correre chilometri e chilometri in tondo tornando sempre qua, io non so come fare. Io vorrei andare. Sono in un museo in cui ogni quadro è appeso male. Brividi, vertigini, altra acqua e nient’altro. Paura e tristezza si insinuano nelle membra, un’anguilla nelle viscere che scalcia e scalpita solo per il piacere di fare male, nervi a fior di pelle, vorrei vomitare. Tristemente solo, triste e ferito non so cosa fare. Sono la cerbottana che mi lancia il dardo mortale, sono la nuvola che scroscia pioggia e temporale quando sono senza ombrello e non c’è posto in cui riparare, sono il sasso che buca la ruota della bici a chilometri da casa ed immancabilmente tutta a piedi la devo fare. Inadeguato, inadatto, terribilmente male, vorrei mangiare, vorrei saper volare. Sono lo schizzo d’olio che dalla padella salta fuori per pizzicarmi il braccio, sono la zanzara che mi tiene sveglio la notte senza pungermi mi ronzo nell’orecchio, sono le chiavi della mia macchina che si nascondono da me, sono il giorno sbagliato nel mio momento peggiore. Vorrei poter cambiare, sto sudando, mi sto impegnando ma niente da fare. Ancora nulla cambia, non so come fare, non so cosa fare. Ho abbandonato ciò che per me era tossico, chi era tossico, ho abbandonato vizi e costellato la mia strada di virtù ma fin’ora stringo mosche nei miei pugni, stringo sabbia tra le mani e la clessidra scorre veloce e sadica mi sfotte mentre io proseguo a rallentatore.


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