Welcome to Jordan

Itinerario Giordania

Fuori caldo, mare, un tuffo. Spiagge artificiali, palme americane, bandiere rubate. L’oriente che copia l’occidente, la contaminazione che sovvenziona guerre. Il consumismo nel deserto è possibile. Sanno cos’è il freddo? Non vogliono saperlo. Arroganza e supponenza è quello che in un primo momento abbiamo sentito sbarcati a Tel-Aviv. Molta antipatia e troppe persone con l’aria arricchita da snob.

In giacca e cravatta tutti sembrano buoni. Basta attraversare una linea immaginaria e un nuovo orizzonte si propone. Infatti oltrepassato il confine con la Giordania tutto cambia, tutto è più vero.

Un paesaggio di indumenti stracciati, rifiuti, case senza finestre, senza i tetti, la gente incute timore. Un paesaggio spaventoso. Chi ha tutto, o crede di averlo, ha paura di perderlo in questi luoghi. Chi non ha niente, nulla ha da perdere. Questa la superficiale riflessione di un primo istante dai due occhi nuovi.

Da chi invece vede con gli stessi occhi le stesse cose da anni, tutto è ribaltato. I soliti turisti colmi di futili superficialità che avidamente temono gli vengano sottratte. Perchè poveri del resto.

E quel resto è proprio quello che riempie i cuori di questi occhi stanchi e poveri di inutili frugalità. Chissà in quanti notano la differenza e sanno abbandonare la prima diffidenza? Chissà.

Spontaneità: un gruppo di ragazzini si diverte facendo volare un’aquilone assieme ad una donna, la mamma, nel mezzo dei campi. Come sono le mamme Arabe, si vestono per non farsi vedere dagli sconosciuti ma sotto qualunque vestito la pelle della mamma è sempre quella della mamma.  La pelle, l’istinto non mente e non cambia. Ricche e povere non cambiano.

La prima sera sembra di essere in un nuovo mondo, nuove usanze, nuovi costumi, il paesaggio è diverso e le persone sono diverse. Per noi occidentali è necessario un pò di tempo per abituarci, bisogna volerlo senza diffidenza e queste strade, queste persone entrano nel cuore che è un piacere.

Le rovine romane sono presenti anche qui ad Amman, un pezzo di noi è anche qui, siamo stati la culla della civiltà ed è paradossale accorgersene solamente quando non siamo proprio in quella culla.

Il cibo è speziato, molta verdura, molti colori e molti sapori. Il clima è caldo e ventilato. Le persone sono cordiali e amichevoli. Penso proprio questa nazione mi piacerà.


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