L’avamposto Romano

Gli italiani cercano un pò di loro ovunque vadano. Gli italiani hanno lasciato un pò di loro ovunque sono stati. Gli italiani sono gli italiani. è curioso tutto questo perchè per gli altri non vale tanto quanto vale per noi. Noi ci sentiamo a a casa ovunque. Che sia per glorie passate, per ammirazione presente o per stima nel nostro futuro.

Sin dai tempi antichi i Romani han sempre voluto costruire in grande. Ponti, strade, imperi, cultura. Questo è stato lo slancio, pari a quello dei memorabili monumenti.

Gerash o Gerasa, per rimanere in tema, è un esempio tanto strabiliante di quanto, nonostante la lontananza dalla culla dell’impero, i resti sono rimasti intatti e tutt’oggi elogiati e conservati con cura. Quelle rovine, quelle colonne, il cardo, il decumano. Si è circondati da pezzi di storia, fontane, templi, ville con mosaici. Quegli elementi importati da raffinati e megalodontici conquistatori sono divenuti parte integrante e caratteristica di quei luoghi. Romani sono un pò anche loro, come noi.

Abbiamo creduto di poter portare in altro con noi tutti gli altri popoli. Siamo stati tanto presuntuosi da dimenticare che a volte è in basso, nei bassifondi e nelle opere semplici, di cuore, di desiderio e architettura che si può imparare. E che tanto si può conoscere in ciò che non ci somiglia e non svetta istrionicamente verso l’alto.

I resti non solo romani sono visibili durante la seconda tappa del viaggio, anche i resti del castello di Ajlun. Questo castello aveva una posizione strategica per controllare i traffici tra Damasco e l’Egitto ancora nel XII secolo e non solo, era servito come roccaforte agli attacchi dei crociati. Purtroppo le rovine sono parecchie ed il tempo, i terremoti, le guerre hanno lasciato il segno.

Questi resti sembrano un connubio perfetto tra mondo reale e onirico. La giusta traccia per poter aggiungere con il pensiero la parte mancante alle rovine. Stimolano il pensiero pur permettendo di mantenere i piedi per terra. Basta aggiungere qualche elemento mancante al puzzle, colorare con colori naturali, aggiungere tetti ai muri diroccati per coprire i preziosi mosaici del pavimento, rifinire i capitelli nelle parti più delicate. Et voilà.


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