Briciole

Questo me egoista esisteva tempo fa. Una cattiva abitudine che rifuggevo ma di cui ero schiavo. La chiusura in me stesso che non mi permetteva di vedere al di fuori del mio naso, figuriamoci di ascoltare chi davanti al naso stava. Me ne sono accorto solo qualche anno fa, quando sempre per via di questa sciocca abitudine autoconservativa, o autolesionista, dipende dalle interpretazioni, ho perso un amore. Da quel giorno, i giorni seguenti, ho lottato contro questo mio lato, l’ho voluto ripudiare, allontanare. Con le briciole mi sono costruito un percorso per abbandonarlo e per migliorare me stesso. Il vero in quella separazione non è stato tanto il peso di lasciare una relazione bensì la scoperta della mia invalidità. Ci tengo a precisare che mi ha invalidato, non mi ha permesso di rapportarmi con gli altri, con la persona a me più vicina, nella maniera consona ad una relazione duratura. Ed io che ho sempre sognato stabilità e serenità, una coppia longeva e forte. Come avrei potuto costruire tutto questo per me e per chi dall’altra parte con questa pessima abitudine. Rintanarmi in me stesso mi ha ucciso. Questa differenza di intenti mi ha portato allo sdoppiamento. Lui, quella persona tanto chiusa, come l’inverno, che non ascolta, non vede gli altri ma parla, sente solamente se stesso. Oppure Me, aperto e caldo come l’estate, come un abbraccio, avvolgente e comprensivo che sente se stesso e si sofferma anche sugli altri. La mia decisione era presa, io sono un amante dei tropici, figuriamoci scelgo di impersonificare l’Evereset. Non volevo essere la cima innevata che sola staglia tra le nuvole a guardare l’orizzonte. Avevo, ho, deciso di essere la collina graziosa che non si vede, se non per caso, accanto ad un’altra collina altrettanto graziosa e dai dolci pendii. Insomma, la sofferenza che mi aveva portato a chiudermi in questi anni e che in quel momento accompagnava i miei giorni ho voluto vincerla. Ho deciso di cambiare, per me , per la mia futura compagna, per il mio futuro. La prima cosa che ho fatto è stato visualizzarlo questo futuro per vedere me. Mi sono sognato comprensivo, amabile, tranquillo, sereno, sempre cocciuto e con molti spigoli ma senza quegli spigoli egoistici. Ho iniziato a lavorarci sopra nel mio piccolo, con la famiglia, quale laboratorio migliore per sperimentare queste attitudini comportamentali. Con gli amici, pazienti e sempre ben generosi di frequentarmi. Arrivato ad una stabilità mia come persona e mia come persona in relazione ad altre persone, mi sono guardato indietro. Quanta strada avevo fatto, quanto alta era la mia collina. Abbastanza da poter vedere nitidamente chiunque mi circondava. Mi sono sentito pronto, non fino in fondo, ma ho preso un bel respiro e ho creduto in me. Fu così che ho iniziato disinteressatamente a mettere in pratica quell’allenamento che avevo come bagaglio da offrire oltre a me stesso. Dava i suoi frutti, ero rilassato e piacevolmente attore e spettatore di quello che mi stava accadendo. Vedevo il presente toccando il futuro. Ho resistito parecchi mesi, poi Lui, l’inverno, al primo tentennamento si è presentato bussando alla mia porta. Io ero dentro al caldo, che canticchiavo serenamente. Ho aperto e con prepotenza ha scaraventato via cardini, infissi, porte, finestre. Ha soffiato via il tetto, chiamato le nuvole, oscurato il sole e portato il ghiaccio. Io ero impotente, immobile, esamine lo guardavo fare. Rimpicciolito non vedevo altro se non Lui, quel bastardo, che si ero preso in pochi secondi tutto quello che avevo costruito con fatica per anni. Ed io nella mia impotenza ero suo complice, non gli ho impedito nulla e quel non fare nulla significava aiutarlo a prendersi tutto. Sono corso giù dalla collina, non volevo vedere cosa facesse a quel che restava. Sono scappato senza guardare indietro, senza chiedermi dove stessi andando. Correvo, correvo, correvo. Mi sono perso, di nuovo. Ho corso tanto ed ogni passo che facevo per allontanarmi era un passo più avanti verso il burrone. Stavo per suicidarMe. Ad un passo dal precipizio un lampo mi ha colpito, sono rimasto abbagliato, una saetta improvvisa, un sorriso caldo mi ha stimolato un brivido che mi ha percorso la schiena. Le mani tremanti, i piedi stanchi, la testa bassa ed il fiatone. Sono riuscito a mettere a fuoco. Mi sono inchiodato. Ho guardato indietro. Che paura, che terrore, che disgusto. Mi sono vergognato di Me. Per quanto mi capissi mi sono sentito stupido e debole. Mentre assaporavo l’autosabotaggio su vasta scala mi sono reso conto di aver perso Me e di aver perso Lei. Non vedevo più né la collina mia e nemmeno sua. Troppo distante, sono finito lontano, dove sono finito? La disperazione che mi circondava con un olezzo che sapeva di carne rancida e muffa. La disistima che mi batteva la spalla mentre la frustrazione mi fissava dritto negli occhi, da dentro. Barcollavo in preda a spasmi. Chi cazzo sono? Buio. Nonostante mi fossi fermato prima del precipizio mi sentivo cadere, una costante gravità che mi accelerava sempre più forte e ancora più forte verso il fondo. Disorientato nella buia perpetua caduta perdevo i sensi, non capivo, mi addormentavo e mi svegliavo, un incubo. Svegliatemi. E invece continuavo a precipitare. Disorientato e spaesato non sapevo se ero io a precipitare o il buco nero che mi aveva inghiottito. Un respiro, un semplice respiro. È bastato quello per svegliarmi e farmi riprendere coscienza. In un primo momento ho sentito, sperato con tutto me stesso, che fosse solo un sogno, un brutto sogno. Volevo guardare al di là della collina per vederla e ricordami quanto fosse bella. Non c’era, non ero più li arroccato nella mia certezza che avevo costruito con fatica, lacrime e sudore. Non sapevo nemmeno se ci fosse ancora quello che avevo costruito così saldamente. Mi sono alzato, guardato in giro, ancora mi guardavano, criticandomi e con aria di sfida, disperazione, disistima e frustrazione. Ho raccolto la sfida. Ne ho prese tante, ma proprio tante. Sono tornato a rotolare in questa discesa infinita senza appigli, senza punti cardinali, senza Me. Lampi di luce che mi svegliavano e come un epilettico mi contorcevo in preda a questo delirio interno. Sudavo dagli occhi e piangevo rabbia dalla bocca e inalavo sabbia e polvere. Fino all’ultima goccia, fino all’ultima forza, finchè ce n’era. Inerme quel che restava di Me, come mi vedevo, come mi sentivo, un verme. Avevo perso tutto. Strisciando mi sono avvicinato al limite, quel brandello di terra che separava la mia futile Me-nte dall’oblio. L’ho guardato in faccia dritto negli occhi, fino al punto più basso che ci fosse. Ci ho pensato. Mi sono avvicinato per prenderlo. Uno scintillio, un barlume di speranza. Ho visto un miraggio, l’ho rivista, poco prima dell’ultimo grammo che mi sbilanciasse verso l’infinito. In quell’istante mi sono guardato, dall’alto, ho visto ciò che non volevo vedere e ciò a cui mi ero costretto, inconsciamente, vittima del mio passato, vittima di me stesso. Il dolore aveva preso il sopravvento nuovamente e scoperchiato le mie certezze. Ho avuto speranza, quel grammo di speranza che mi ha separato dal burrone. È bastato quello. La volontà ha fatto il resto prendendomi i piedi, trascinandomi lontano dal baratro, li ha fatti muovere veloci, più veloci di quanto fossero mai stati. Ho visto ciò che ho perso. Ho visualizzato quello che voglio riprendermi. Mi ero ritrovato. Avevo ritrovato quelle briciole che un tempo avevo lasciato per ricostruirMe. Le ho percorse, nuovamente, con maggiore entusiasmo, con rinnovata promessa. I sogni che avevo in tasca erano ancora più vividi. Ho capito che tutto questo era solamente un’altra briciola, un altro passo verso quella cura di Lui. Non posso ucciderlo, non posso allontanarlo per sempre. Ma ho capito che quando bussa posso offrirgli una tazza di the per rendere la prossima briciola meno faticosa di questa.


3 risposte a "Briciole"

  1. nessun commento. la bellezza di usare in libertà un sito senza farsi problemi o aver necessità di mostrarsi come gli altri vorrebbero per ricevere likes.
    la bellezza di un percorso interiore profondo che pochi intraprendono e ancor meno comprendono.
    ti ringrazio dal profondo io e tutto il condominio che ho dentro, che ho conosciuto anno dopo anno e imparo ad apprezzare ed accettare, ciascuno di noi con pregi e difetti. la fatica non è stata poca, così come i dolori. Adesso beviamo spesso the insieme, adesso e non sempre offro anche pasticcini.🙏🏻😊🤗
    nessun commento e forse è ovvio no?
    un bell’inizio per una bella primavera: sboccia un’accoglienza che Gli devi, anche se forse ora sei ancora al primo – e al contempo millesimo – approccio. W il the.

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    1. Sai cosa?! Tutti i coinquilini che abitano il nostro condominio lo rendono molto più variegato e variopinto. Nonostante il grande fastidio dovuto ad alcuni, apprezzo che microcosmo. Quello che mi rammarica molto è non essere ancora riuscito a trovare una persona che lo apprezzi a sua volta, degna di convivere con la mia grande, singolare, pluralità.

      Piace a 1 persona

      1. Eh… immagino🙏🤗🙂😞😁inutile uniformarsi. Più ci si accetta e ci si apprezza più di accetta l’altro come è . Amare il prossimo come
        Noi stessi. Semplice a dirsi però passo passo.

        Piace a 1 persona

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