Persone viscoelastiche

Qualche tempo fa ho dato un esame di metallurgia e sostenibilità, una materia a me molto affascinante. Mi capita spesso di ripensare agli esami che ho sostenuto. Ai concetti generali più importanti, alle formule significative e alle cose che più mi avevano incuriosito. Tra gli argomenti cardine di un esame accademico di questo genere, affinché si possa rispettare, vi è certamente il grafico stress-strain (sforzo applicato-deformazione risultante). Questo perché i materiali metallici agiscono come materiali plastici e viscoelastici in determinate condizioni per via di concetti quanto meccanici complicati e altre robe da secchioni.
Mentre passeggiavo in solitaria immerso nella natura e ripensavo a questo grafico mi è venuta, come un fulmine, non so per quale nesso celebrale, l’analogia con le persone. Stavo ascoltando musica da meditazione e devo dire che inconsciamente ha fatto il suo sporco lavoro, questo perché più ci riflettevo e più mi sembrava calzasse la similitudine. Infatti, pensando agli stress a cui, con o senza lockdown, siamo tutti quotidianamente sottoposti a seconda di molti fattori reagiamo di conseguenza con un comportamento di risposta (una sorta di deformazione).
Qui di seguito scoprite cosa intendo.

Regione I (Ascetica elasticità): in questa regione di perfetta elasticità la risposta ad una rottura di scatole appena fastidiosa è indifferente. Come, per esempio, quando un moscerino ronza davanti agli occhi, il fuoco del gas che non si accende, non trovare il telefono e molte altre. In questo caso la risposta è completamente commisurata al fastidio e una volta risolto il fastidio si ritorna tranquilli e sereni come nulla fosse. Questo comportamento se protratto per ogni stress, anche i peggiori, diviene chiaramente il comportamento del “Santone che ha raggiunto il Nirvana”, per cui nulla tange più di quanto deve e tutto in seguito si ristabilisce con estrema pacatezza.

Regione II (Occhio del ciclone): in questa regione si tende a rimanere pacatamente indifferenti ad una forza esterna, consapevoli e dissimulanti del fatto che il peggio arriverà a breve. Questo è il caso di quelle situazioni in cui per esempio il fratello ti fa scherzi da fratello, un amico fa ironia su un punto debole. Si fa finta di niente, si ride per dare la soddisfazione a chi ci procura quel fastidioso fastidio, sperando che assecondandolo finisca. Ma immancabilmente il comportamento continua.

Regione III (Mo m’incazzo): questo è il caso di giornate no, della sveglia la mattina, del documento mancante all’ultimo per chiudere una pratica, della coda alle poste, della pandemia. In questa regione lo stress o e molto forte o molto protratto e immancabilmente si sbotta e si diviene sempre più rigidi e meno tolleranti a tutto ciò che ci circonda. Infatti, in questa regione si è soliti prendersela con qualunque cosa ci circonda, muri, cartelli stradali, la polizia e altre cose inanimate.

Regione IV (Regione magica): Qua si è sempre più prossimi al punto di rottura e ogni cosa perde di significato. La visione generale si assottiglia sempre più finché non esiste altro che ciò che procura il fastidio. In questa regione avviene una cosa magica per noi esseri umani, a differenza dei materiali metallici, si raggiunge il punto in cui magicamente si manda a quel paese il fastidio, come non esistesse più, tutto d’un tratto. Puf! Scomparso. Lascio a voi fare esempi di logorii che portano fin qui.


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