Sasso, carta, pennello

Arrivando da Piazza San Marco ogni passo corrisponde ad un crescendo di curiosità e stupore. Appena si scorgono le prime righe che alternano Carrara a Prato inconsciamente si aumenta l’andatura e si scruta con curiosità. Quasi come quando ci si siede a teatro e le luci si spengono. Quell’attimo immobile. Finchè non parte la prima scintilla. Mi ritrovo in Piazza del Duomo ed è uno spettacolo in tutti i fronti. Santa Maria del Fiore, il Campanile, il Battistero, le case. Il rinascimento mi circonda ed ingloba. Rovinano solo un pò la poesia i venditori di bastoni per selfie, una sorta di opera d’arte contemporanea. Ad ogni modo la piazza e ciò che la circonda è indescrivibile. Perdersi poi nelle stradine che come affluenti portano al duomo è ancora più piacevole, il naufragar m’è dolce in questo mare.

Camminando distratti per le vie anche noi italiani ci sentiamo un pò asiatici. Intenti a fotografare e ammirare imbambolati in comitiva. Mattoni vecchi secoli che disegnano le orme più chiare ed inamovibili del rinascimento. Palazzo Medici-Riccardi, Palazzo Strozzi, Palazzo Ruccellai e poi più in là oltre l’Arno Palazzo Pitti. Sinonimi di potere e soldi questi edifici si sfidano a colpi di pietre. Tante quelle utilizzate per costruirli e altrettante quelle demolite per permetterlo. Sfide confinate nel passato che nel presente sono magnificenze da ammirare. Fasti e prosperità intramontabili donano a queste dimore signorili l’eterna gloria.

Le chiese di variegata personalità si susseguono e potrebbero essere degli otttimi punti di riferimento per il turista che non vuole perdersi. Elencarle tutte è impossibile, questo centro urbano è denso di capolavori per avvicinare l’uomo alla divinità. Ma le opere in se sono divine e visitare Firenze è come aprire la Porta del Paradiso del Ghiberti ritrovandosi sospesi tra arte, architettura e storia. Una tempesta al tramonto sotto la quale è bello danzare fino all’ultima luce.

Assieme a questa artificiosità la natura fa la sua parte. Partendo dagli Uffizi è un’esperienza unica passare per il Corridoio Vasariano. Attraversando l’Arno per giungere dall’altro lato dove si scopre un borgo fatto di sali-scendi, case in pietra e strade acciottolate che si confondono e confondono tra le antiche vie strette; finchè non si arriva al Giardino di Boboli e qui la natura mostra tutto il suo fascino. L’ordine che l’uomo può dare a questa forza tanto prorompente quanto magnifica lascia a bocca aperta. Un connubio di forme geometriche e colori. Luogo di pace e serenità, dove i pensieri divengono leggeri e le soluzioni ai problemi sembrano a portata di mano. Le proprietà curative del contatto con la natura sono sorprendenti. Una corrente di pensiero ormai sottovalutata.

Colori e forme si mischiano nelle stanze degli innumerevoli musei fiorentini. Capolavori mondiali, invidiati da tutti, in grado di riprodurre la semplicità naturale e di migliorarla a tal punto da renderla perfetta, quasi surreale. Come hanno fatto i maestri del rinascimento a rendere migliore ciò che già stupendo è di per se rimane tutt’oggi un mistero. Un’originale perfezione frutto del genio umano. Veneri danzanti, bell’imbusti in posa, chiaro scuri che illuminano le sale, figure religiose e miti, attimi di folgore congelati nel marmo. Questo spettacolo di creatività non può che lasciare stupiti anche i non appassionati. Come per un astemio un vino talmente buono da non poterlo rifiutare e mentre lo beve ne gusta tutte le sfumature, come se fosse un intenditore.

Questa è Firenze: un’opera d’arte a cielo aperto accessibile a chiunque.


3 risposte a "Sasso, carta, pennello"

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