Ya lyublyu Sankt-Peterburg

Questa rappresenta la seconda tappa del bellissimo viaggio di 4 amici fatto nel 2017. Per l’itineraio cliccate qui, per la prima tappa (Mosca) cliccate qui.
Anche in questa cità il proposito era quello di lasciare che siano gli abitanti a raccontare la loro città. Anche in questa città, come a Mosca, non so se ero io poco stimolante o loro poco stimolati dalla vita: “Come definiresti San Pietrobutgo?”; “Uno stagno con un’anima”.
Bisogna ammettere che qualche passo avanti c’è, però siamo ancora a livelli descrittivi di un gufo.

Siamo arrivati a San Pietroburgo in treno. Abbiamo viaggiato la notte dormendo nelle cuccette della cabina. Eravamo 4 uomini in 4 metriquadri, avevamo della vodka con noi, i finestrini erano rotti. Vi lascio immaginare com’era quella stanza il mattino dello sbarco.
Nella foto, una delle più belle e dense d’emozione che io abbia mai visto e scattato, è ritratta la partenza da Mosca e il bacio d’addio tra la giovane russa appena conosciuta e Michele, il mio amico a cui piaciono i gufi e i Looney Tunes.

Purtroppo di San Pietroburgo non mi rimangono molte foto, ma ho qualche aneddoto che merita veramente molto.

Appena arrivati in ostello, come al solito scelto per risparmiare qualche soldo e fare conoscenza con giovani ragazzi, facciamo il check-in, entriamo in stanza e mentre scegliamo i letti un piccolo, moro sardo tira la sua tendina del letto e calorosamente esclama: “Mi mancavano le bestemmie italiane eya!”. Da li è divenuto nostro compagno di giochi e da lui deriva un racconto estremamente esilarante. Preticamente lui era in russia per studiare vini. Voleva diventare sommelier in russia. Ma oltre alla discutibilità di un italiano che va in russia a studiare vini, quello che faceva ridere erano le sue tendenze. Insomma diciamo che non si accontentava di fare da solo ma soddisfava i suoi bisogni a pagamento. E fin qui nulla da ridere. La cosa che faceva ridere era che siccome non aveva molti soldi andava con le donne più a buon mercato, le africane in russia. Riepilogando tutto forse si capisce meglio il personaggio: un sardo che va a prostitute nere in russia e che si è trasferito a San Pietroburgo per studiare il vino. Ci sono un pò di ossimori nella frase e nella vita di quel ragazzo.
In ogni caso è stata una compagnia divertentissima la sua.

Un secondo aneddoto deriva dalla sera perfetta. Era venerdì sera e noi ragazzi siamo affamati. Usciamo a cercare qualche bella donzella da acchiappare. Troviamo queste due ragazze belle ma belle. Ci facciamo abbindolare e tentiamo di rimorchiare portandole a bere qualcosa. Facciamo i fighi noi italiani: “scegliete pure quello che volete ragazze”, “bhe una bottiglia di champagne perchè no?!”, ci guardiamo tra di noi e poi assieme:”no no wait wait”. Abbiamo ripiegato su cocktail dozzinali e già qui che colpo che abbiamo fatto. La serata si scalda, il sardo inizia a tirare fuori gli stereotipi italiani, canto ballo mandolino, sembriamo recuperare così presi dall’eccitazione ci buttiamo sul karaoke. Dovevo pagare io per una scommessa persa, mi assicuro così il prezzo: 500 rubli mi viene detto. Ottimo sono cira 5 euro. Nel mentre pago con carta il barista mica mi frega e mi fa pagare 5000 rubli. Non mi resta che cantare sconsolato 3 canzoni pagate 50 euro assieme agli altri. Con la consapevolezza che le due ragazze ce la stanno facendo solo annusare, infatti subito dopo il karaoke prendono una scusa e se la fuggono. Si conclude la serata con noi maschi a fumare narghilè in silenzio in bar squallido rimuginando sulla nostra pessima prestazione.

Un altro incredibile aneddoto riguarda il cibo russo. Gnaaam, proprio buonissimo! Il borsch, da alcune parti è veramente molto buono. Finisce lì però la cultura culinaria russa.
Siccome io sono molto tirchio (lascio quindi immaginare tutto il mio sconforto nella fregatura del karaoke) convinco gli altri a venire a mangiare in una Stolovaya. PEr chi non lo sa è una sorta di self-service che serve piatti tipici russi a bassissimo prezzo. Una via di mezzo tra un ristorante ed una mensa per poveri. Avevamo pagato menù completo circa 250 rubli a testa (meno di 5 euro). Il pasto non è valso nemmeno quel prezzo: cotolette di fegatini, carne che sapeva di plastica, pasta con il sapore di cartone, nemmeno l’insalata era decente. Quindi me le sono sentite dire dietro, giustamente, ma ci tengo a sottolineare che io ero fierissimo di aver risparmiato quei 5 euro. Giusto quei pochi euro che fanno la differenza tra un pasto degno ed uno no.
Anche in questa città immancabilmente abbiamo fatto dire a delle ragazze “ci piace il picio italiano”. Ci stiamo prendendo gusto.

Come onorare al meglio la Russia, le sue fantastiche bellezze e la sua controversa natura se non con il dittatore, ops presidente, più famoso e glorificato a tal punto da essere una vera e propria star quando non è un supereroe?! Ecco a voi una carrellata di souvenir che qualunque turista non vorrebbe farsi scappare. Sono fantastici.


3 risposte a "Ya lyublyu Sankt-Peterburg"

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